1 giu 2010

Nuvola

Nuvola era sdraiata sul cielo turchese, osservava le persone piccole come formiche camminare sulla terra, giocava a immaginare le loro vite così complicate. Spesso si spostavano rinchiusi dentro scatolette puzzolenti di metallo colorato e anche quando c’era il sole stavano chiusi in quelle che loro chiamavano case. Ma c’erano anche le eccezioni, e quel pomeriggio Nuvola si mise esattamente sopra ad una coppia di innamorati sdraiati su un prato, le effusioni amorose la indispettivano. L’ombra improvvisa non distrasse gli sguardi incantati dei due, così un acquazzone improvviso cadde su di loro, tra le risate dispettose di Nuvola. Fradici ma ancora con quel sorriso ebete in faccia i due fuggirono in macchina. Solo allora comparve Arcobaleno, imponente e luccicante tra le ultime gocce di pioggia. Nuvola rimase senza parole, lei candida e bianca incantata davanti a quei colori così sfavillanti. I due fecero in tempo a guardarsi negli occhi, poi lui scomparve. Non sapeva di averlo evocato. Non sapeva da dove fosse arrivato, ne dove fosse finito. Nuvola se ne andò via, forse per paura di quello che aveva sentito, o forse perché se Arcobaleno fosse apparso ogni giorno avrebbe perduto tutto il suo fascino.

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